L’artigliere Michele Cataldo

 La storia dell’artigliere Michele Cataldo: dalla guerra alla deportazione, fino al ritorno a casa






L’artigliere Michele Cataldo


, classe 1921, fu arruolato nel 1940 nel 9° Reggimento Artiglieria Italia.


Nel 1941, dopo un anno di leva militare svolta a Foggia, partì per il fronte africano in seguito allo scoppio della Seconda guerra mondiale. Alcuni mesi dopo fu trasferito sul fronte greco, nella città di Avrio, dove combatté al fianco delle truppe tedesche, allora alleate dell’Italia.

L’8 settembre 1943: la svolta drammatica


Dopo circa due anni di guerra, l’8 settembre 1943 il governo Badoglio firmò l’armistizio con gli Alleati. Da quel momento la situazione per i soldati italiani cambiò radicalmente: i tedeschi, fino ad allora alleati, iniziarono rappresaglie contro civili e militari italiani che rifiutavano di combattere al loro fianco.


Molti vennero uccisi. Altri, considerati più “fortunati”, furono catturati e deportati nei campi di prigionia e di sterminio.

La cattura e la deportazione


Il 14 settembre 1943, appena sette giorni dopo l’armistizio, Michele Cataldo fu catturato dai tedeschi e deportato in Germania.


Per lui, come per migliaia di soldati italiani, iniziò il tragico viaggio nei cosiddetti “vagoni della morte”, trasportati in condizioni disumane, ammassati uno sull’altro, senza cibo né acqua. Molti morirono durante il viaggio.



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I campi di prigionia


Dopo settimane di viaggio, arrivò nel primo campo: lo Stalag XII A di Limburg, in Germania.

Qui i prigionieri venivano sottoposti a lavori forzati, maltrattamenti e violenze. Le condizioni erano estreme: sveglia con acqua gelata, punizioni e uccisioni arbitrarie di chi tentava la fuga.


Successivamente fu trasferito nello Stalag IV F in Sassonia, uno dei campi più duri. Da lì molti prigionieri venivano inviati a Birkenau – Auschwitz, destinazione spesso senza ritorno.


Nel campo le condizioni di vita erano disumane:


fame continua


peso corporeo ridotto a 30-40 chili


malattie e deperimento fisico


morti quotidiane



I corpi dei prigionieri venivano spesso ammassati e sepolti in fosse comuni.

La liberazione e il ritorno a Toritto


L’8 maggio 1945, con l’arrivo delle truppe alleate, i campi furono liberati.


Molti prigionieri risultavano dispersi. Dopo alcuni mesi, Michele Cataldo fu ritrovato e riuscì finalmente a tornare a Toritto, alla sua famiglia e alla sua vita.

Il riconoscimento dello Stato


Il 14 luglio 1960 gli fu conferita l’alta onorificenza della Croce al Merito di Guerra, riconoscimento ufficiale per il sacrificio e le sofferenze subite durante il conflitto.

Memoria e testimonianza


La storia di Michele Cataldo rappresenta quella di migliaia di soldati italiani deportati dopo l’8 settembre 1943.


Una memoria che oggi vive anche attraverso gli scritti e le testimonianze familiari, fondamentali per ricordare ciò che è stato e per trasmettere alle nuove generazioni il valore della dignità umana, del rispetto e della pace.



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