l’altare di San Giuseppe
Tra tradizione, fede e devozione: l’altare di San Giuseppe
della famiglia Scarangella Savoia
A Toritto, due giorni in cui la casa si fa chiesa domestica e custode di una memoria che attraversa le generazioni
A Toritto, nel cuore della Puglia, la devozione per San Giuseppe non è soltanto un rito religioso: è un patrimonio identitario che continua a vivere grazie a famiglie che, con cura e dedizione, mantengono accese tradizioni secolari. Tra queste, spicca la famiglia Scarangella Savoia, custode di un altare domestico che da oltre un secolo rinnova un legame profondo tra fede, memoria e comunità.
Una tradizione che affonda le radici nel passato
Le origini dell’altare risalgono alla trisavola della famiglia, che a Grumo Appula allestiva un piccolo spazio sacro in onore di San Giuseppe. Un gesto semplice, nato nella quotidianità delle case contadine, ma capace di attraversare il tempo fino ai giorni nostri.
Elemento simbolico di questa continuità è il quadro di San Giuseppe, lo stesso che accompagna la famiglia da generazioni e che viene custodito come una reliquia domestica. Accanto ad esso, le tovaglie ricamate a mano dalle antenate continuano a ornare l’altare: tessuti che non sono solo oggetti, ma frammenti di storia familiare.
La casa che si trasforma: dal 18 al 19 marzo
I preparativi iniziano nei primi giorni di marzo, ma è la vigilia della festa a segnare il momento più intenso. Tra candelabri, fiori freschi, candele e drappi viola e oro, prende forma un allestimento curato in ogni dettaglio. Ai piedi dell’altare vengono disposte le tradizionali pagnotte di San Giuseppe, intrecciate e profumate, simbolo di abbondanza e condivisione.
La sera del 18 marzo è dedicata al raccoglimento: la famiglia si riunisce per pregare, tra rosari e canti, in un’atmosfera sospesa tra silenzio e attesa.
Il 19 marzo, giorno della festa, la casa si apre a fedeli, amici e visitatori. Fin dal mattino l’altare diventa luogo di incontro e devozione. Durante la giornata vengono offerti i prodotti della tradizione — ceci alla cenere, biscotti, vermouth e pagnotte benedette — mentre la musica della banda accompagna un clima in cui sacro e popolare si intrecciano con naturalezza.
Tra pubblico e privato: la tradizione torittese
L’esperienza domestica della famiglia Scarangella Savoia si inserisce in un contesto più ampio: a Toritto, infatti, sopravvive la tradizione della fanova, il grande falò acceso in piazza, affiancato da un altare curato dall’artigianato locale. Un tempo, accanto a questi momenti pubblici, erano numerose le famiglie che allestivano altarini nelle proprie abitazioni. Oggi la consuetudine è meno diffusa, ma proprio per questo l’altare della famiglia Scarangella Savoia assume un valore ancora più significativo.
Segni, memorie e protezione
La devozione familiare è alimentata anche da episodi che i protagonisti interpretano come segni di protezione. Tra questi, il racconto di un periodo di difficoltà economica durante il quale il quadro di San Giuseppe avrebbe manifestato lacrime, interpretate come un invito a non interrompere la tradizione. In un’altra occasione, il quadro cadde da un’altezza di circa due metri senza riportare alcun danno.
La signora Mimma ricorda anche un periodo, circa trent’anni fa, in cui l’altare fu sospeso per due anni, coincisi con momenti difficili per la famiglia. La ripresa della tradizione fu vissuta come un segno di rinascita e affidamento.
Accanto all’altare trova spazio anche la Madonna di Oliveto Citra, legata a un pellegrinaggio familiare durante il quale si sarebbe verificato un episodio percepito come ulteriore segno di protezione.
Il futuro nelle mani dei figli
Oggi sono i figli della famiglia Scarangella Savoia a portare avanti la tradizione, consapevoli del suo valore culturale e umano. L’altare di San Giuseppe non è soltanto un rito religioso: è un ponte tra passato e futuro, un luogo in cui si custodisce la memoria e si rafforza il senso di comunità.
In un tempo in cui molte consuetudini rischiano di perdersi, questa chiesa domestica continua a illuminare la casa e il cuore di chi vi entra, ricordando che la fede, quando è vissuta insieme, diventa storia condivisa.

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