convertitevi! Una volta verrร  il giudizio di Dio!

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๐˜ผ๐™ก ๐™ฉ๐™š๐™ง๐™ข๐™ž๐™ฃ๐™š ๐™™๐™š๐™ก๐™ก๐™– ๐™Ž๐™–๐™ฃ๐™ฉ๐™– ๐™ˆ๐™š๐™จ๐™จ๐™–, ๐™™๐™ค๐™ฅ๐™ค ๐™ก๐™– ๐˜ฝ๐™š๐™ฃ๐™š๐™™๐™ž๐™ฏ๐™ž๐™ค๐™ฃ๐™š ๐™›๐™ž๐™ฃ๐™–๐™ก๐™š, ๐™‚๐™ž๐™ค๐™ซ๐™–๐™ฃ๐™ฃ๐™ž ๐™‹๐™–๐™ค๐™ก๐™ค ๐™„๐™„ ๐™ฅ๐™ง๐™ค๐™ฃ๐™ช๐™ฃ๐™˜๐™žรฒ 

Carissimi,


vi auguro di andare in pace: di andare in pace di trovare la pace nella vostra terra.


Carissimi,

non si dimentica facilmente una tale celebrazione, in questa Valle, sullo sfondo dei templi: templi provenienti dal periodo greco che esprimono questa grande cultura e questa grande arte ed anche questa religiositร , i templi che sono testimoni oggi della nostra celebrazione eucaristica. E uno ha avuto nome di “Concordia”: ecco, sia questo nome emblematico, sia profetico. Che sia concordia in questa vostra terra! Concordia senza morti, senza assassinati, senza paure, senza minacce, senza vittime! Che sia concordia! Questa concordia, questa pace a cui aspira ogni popolo e ogni persona umana e ogni famiglia! Dopo tanti tempi di sofferenze avete finalmente un diritto a vivere nella pace. E questi che sono colpevoli di disturbare questa pace, questi che portano sulle loro coscienze tante vittime umane, devono capire, devono capire che non si permette uccidere innocenti! Dio ha detto una volta: “Non uccidere”: non puรฒ uomo, qualsiasi, qualsiasi umana agglomerazione, mafia, non puรฒ cambiare e calpestare questo diritto santissimo di Dio!


Questo popolo, popolo siciliano, talmente attaccato alla vita, popolo che ama la vita, che dร  la vita, non puรฒ vivere sempre sotto la pressione di una civiltร  contraria, civiltร  della morte. Qui ci vuole civiltร  della vita! Nel nome di questo Cristo, crocifisso e risorto, di questo Cristo che รจ vita, via veritร  e vita, lo dico ai responsabili, lo dico ai responsabili: convertitevi! Una volta verrร  il giudizio di Dio!


Carissimi,


vi ringrazio per la vostra partecipazione per questa preghiera cosรฌ suggestiva, profonda, partecipata. Vi lascio con questo saluto: Sia lodato Gesรน Cristo, via veritร  e vita! Amen.


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Trentatrรฉ anni fa il punto di non ritorno della Chiesa nei confronti delle mafie: la visita di Giovanni Paolo II ad Agrigento e la sua famosa “invettiva”, il «grido del cuore», come lo definรฌ lui stesso. Un “fuori programma” alla fine della celebrazione nella splendida Valle dei Templi.


Il Papa si ferma, impugnando con forza il pastorale, e si rivolge direttamente ai siciliani, parlando a braccio: «Dio ha detto una volta: “Non uccidere”: non puรฒ l’uomo, qualsiasi uomo, qualsiasi agglomerazione umana, mafia, non puรฒ cambiare e calpestare questo diritto santissimo di Dio!». Wojtyla alza ancora piรน la voce: «Questo popolo, popolo siciliano, talmente attaccato alla vita, popolo che ama la vita, che dร  la vita, non puรฒ vivere sempre sotto la pressione di una civiltร  contraria, civiltร  della morte. Qui ci vuole civiltร  della vita! Nel nome di questo Cristo, crocifisso e risorto, di questo Cristo che รจ vita, via, veritร  e vita, lo dico ai responsabili: convertitevi! Una volta verrร  il giudizio di Dio!».


Giร  nell’omelia aveva invitato a «una chiara riprovazione della cultura della mafia, che รจ una cultura di morte, profondamente disumana, antievangelica». Ma capiva che non bastava.


Proprio ad Agrigento l’aveva toccata con mano. Fu durante l’incontro che aveva avuto poche ore prima nel Palazzo Vescovile con i genitori del giudice Rosario Livatino, ucciso dai mafiosi nel 1990 e beatificato nel 2021, proprio il 9 maggio. «Una cosa รจ leggerlo sui giornali o vederlo alla televisione, ma un’altra รจ vedere direttamente quel volto di madre dolorosa», disse al termine dell’incontro. Aggiungendo che Livatino era «uno dei martiri della giustizia e indirettamente della fede».


Papร  Vincenzo e mamma Rosalia toccarono il suo cuore. La madre non disse una parola, mentre il Papa le teneva le mani, guardandola con tenerezza e sofferenza. Il padre continuava a dire: «Santitร , avevamo solo lui, ce lo hanno ammazzato».


Dolore, ma anche speranza: «Hanno reciso un fiore, ma non potranno impedire che venga la primavera». Il “grande Papa” rimane colpito dal “piccolo giudice” e dalle parole che aveva scritto: «Quando moriremo, nessuno ci verrร  a chiedere quanto siamo stati credenti, ma credibili».


Testimone l’arcivescovo emerito di Agrigento, monsignor Carmelo Ferraro: «Lรฌ nacque “il grido del cuore” che tutto il mondo ricorda, la parola di un profeta che invita gli uomini a camminare sulla via della concordia e della vita. Un grido profetico, un capolavoro di evangelizzazione». L’arcivescovo ricorda anche che «quando arrivammo all’aeroporto, il comandante dell’aereo ci disse che tutte le televisioni del mondo avevano trasmesso le parole del Papa». I genitori di Livatino erano nelle prime file ad ascoltarle. «Ci danno la forza per vivere, per continuare a lottare». Anche i mafiosi avevano ascoltato. E non gradirono.


Due giorni dopo la morte del Papa, in un’intercettazione, i mafiosi Rosario Parisi e Antonino Cinร  commentarono: «Ho sentito poverino, perchรฉ era, a parte quella sbrasata un pochettino pesante verso i siciliani in generale, perรฒ รจ stato un cristiano buono, diciamo che รจ stato un artefice per abbattere il comunismo».


“Sbrasata” in siciliano equivale a “sparata”. Ma Cosa Nostra era giร  passata dalle parole ai fatti. Arrivarono cosรฌ, nella notte del 28 luglio 1993, le bombe a Roma, a San Giovanni in Laterano, la chiesa del Vescovo di Roma, e a San Giorgio al Velabro (ad organizzare gli attentati fu Matteo Messina Denaro, inviato a Roma da Totรฒ Riina).


La conferma del legame con le parole del Papa arriva da alcuni importanti collaboratori di giustizia. Il 19 agosto Marino Mannoia, protetto dall’FBI negli USA, disse: «Nel passato la Chiesa era considerata sacra e intoccabile. Ora invece Cosa Nostra sta attaccando anche la Chiesa perchรฉ si sta esprimendo contro la mafia. Gli uomini d’onore mandano messaggi chiari ai sacerdoti: “Non interferite”».


Leonardo Messina spiegรฒ: «La Chiesa ha capito prima dello Stato che doveva prendere le distanze da Cosa Nostra». Anni dopo Totรฒ Riina, intercettato in carcere, si scagliรฒ con durezza: «Pentitevi!... ma che mi pento… ma pentiti tu! Perchรฉ vai facendo questi comizi? Perchรฉ sei venuto ad Agrigento?». E ancora: «Non sei un Papa, tu sei un disgraziato, tu sei un prepotente, uno scellerato». E: «Quello polacco era cattivo, era cattivo proprio, era un carabiniere».


Il Papa, quando i vescovi siciliani andarono in visita di ringraziamento, li esortรฒ: «Occorre reagire, non bisogna assolutamente rassegnarsi. Dinanzi a questa aberrazione bisogna aiutare i fedeli a formarsi e a maturare una retta coscienza etica». Il 13 aprile 1994 la Conferenza Episcopale Siciliana, in un importante documento, definรฌ la mafia un «distorto complesso di falsi valori», parlando di «assoluta incompatibilitร  con il Vangelo» e rinnovando «la censura della scomunica».


Ma la mafia aveva alzato il tiro e il 15 settembre 1993 aveva ucciso il parroco di Brancaccio, don Pino Puglisi. Reazioni che tragicamente confermano, sottolinea don Luigi Ciotti, «come le sue parole diventino fondamentali: un abbraccio al coraggio, all’impegno del popolo di Sicilia, con l’invito alla conversione per le persone coinvolte». Tutto questo, aggiunge don Luigi, «รจ la fine di un lungo e inaccettabile ritardo delle coscienze rispetto a Chiesa e mafie».


E cita le parole di don Tonino Bello del 30 aprile 1992, poco prima delle stragi di Capaci e via d’Amelio: «รˆ una Chiesa che, pentita dei troppi silenzi, passa il guado. Si schiera, si colloca dall’altra parte del potere, rischia la pelle e forse non รจ lontano il tempo in cui sperimenterร  il martirio».


Poco piรน di un anno dopo verrร  ucciso don Pino Puglisi e, il 19 marzo 1994, il parroco di Casal di Principe (Caserta), don Peppe Diana. Don Tonino vedeva «segni di primavera». Non riuscรฌ a gioire per le parole di Giovanni Paolo II (morรฌ il 20 aprile 1993).


A queste seguirono quelle di Benedetto XVI, il 3 ottobre 2010 a Palermo: «Non cedete alle suggestioni della mafia, che รจ una strada di morte, incompatibile con il Vangelo». E quelle di Francesco, il 21 giugno 2014 nella Piana di Sibari: «La ‘ndrangheta รจ adorazione del male. E il male va combattuto, bisogna dirgli di no. I mafiosi sono scomunicati, non sono in comunione con Dio». Davvero quel 9 maggio aveva aperto una strada.

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